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Rocca Sinibalda-Torricella in Sabina–Monteleone

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Premessa: Le distanze e i tempi di percorrenza sono del tutto indicativi.

Rocca Sinibalda. > Torricella in Sabina > Monteleone Sabino  = c.a. 16,5 Km - A piedi 3 h 30 min.

Torricella in Sabina
Il paese sorge presso il percorso dell'antica Via Salaria ed accanto al vecchio tracciato della omonima strada statale, ora dismesso, sostituita da una variante negli anni '70 e lungo un tradizionale tratturo della transumanza. Nel territorio del Comune si trovano interessanti resti dell'antica via romana: il "ponte Sambuco", tratti di pavimentazione in località Carnevale, una colonna miliaria e alcune rovine presso Ornaro alto.
Il centro di Torricella in Sabina risulta nell’XI secolo tra i possedimenti della potente Abbazia di Farfa. Nel XIV secolo perviene alla famiglia Cesarini e, due secoli più tardi passa al ramo Sforza Cesarini. Gli Sforza Cesarini, rimasero proprietari della torre e del palazzo, principali edifici del borgo antico, fino alla prima metà dell’ottocento.
Nel 1867 Torricella in Sabina ospitò, ben accolti dalla popolazione, numerosi volontari garibaldini prima della Battaglia di Mentana che, male equipaggiati, vennero forniti di quattordici fucili da caccia dal patriottismo degli abitanti.
Torricella in Sabina venne attraversata dalla guerra nel 1944, subendo pesanti danni, in particolare per le distruzioni operate dall'esercito tedesco in ritirata per bloccare le strade all'avanzata alleata.

Monteleone Sabino
Il paese è di origine altomedievale, mentre sul suo territorio si trova l'antica città sabina di Trebula Mutuesca, luogo di importanti ritrovamenti di reperti.

Posto su un'altura ben difendibile, il paese di Monteleone Sabino nacque in età altomedievale, a partire dal castello edificato molto probabilmente verso il IX secolo dagli abati di Farfa. Per qualche tempo il castello continuò ad essere citato come pertinente a Trebula, per cui si deve supporre una continuità di vita dell'antica città romana, anche se nel 943, in una bolla di papa Martino II, si parla di un Leonem Montanianum.
Deve il suo nome probabilmente alla presenza nella zona di moltissime sculture rappresentanti leoni, tra cui le due poste all'ingresso del paese, o forse al fatto di essere stato per lungo tempo sotto il dominio della famiglia Brancaleoni di Romania. Nei secoli successivi il castello e i paesi di Trebula e Ginestra rimasero proprietà dell'Abbazia di Farfa, ma con la crisi dell'ordine benedettino si avvantaggiarono alcune famiglie nobili, che si impadronirono delle proprietà ecclesiastiche: così nel 1285 Castelleonis (forse Monteleone) compare nel testamento di papa Onorio IV come proprietà dei Savelli, mentre quasi 100 anni dopo i Brancaleoni ne sono feudatari. Monteleone, che fu saccheggiato nel 1460 dalle truppe del capitano di ventura Jacopo Piccinino, fu proprietà dei Cesarini e degli Orsini, ai quali passò definitivamente nel 1480. Nel 1604, morto senza eredi Enrico Orsini, Monteleone venne incamerato dalla Santa Sede. Nel 1700 i beni della Camera sono affidati in enfiteusi alla famiglia Gamberi-Lancelotti.
In tempi recenti merita di essere ricordato l'eccidio compiuto dai tedeschi il 24 Aprile del 1944, quando i soldati occupanti rastrellarono undici innocenti, 10 di Monteleone e un venditore ambulante di passaggio, fucilandoli nei pressi di S. Vittoria.
La leggenda è legata al culto di S.Vittoria, patrona del paese.S. Vittoria era una giovinetta di nobile famiglia, orfana, che si convertì al cristianesimo sotto l'Imperatore Decio, attorno all'anno 250. A quel tempo un orribile drago, che si era annidato in una grotta, spargeva la morte fra la popolazione di Trebula; Vittoria riuscì con la forza della fede a cacciarlo via, per questo motivo la popolazione della città si convertì in massa.
Malgrado la fama acquisita con l'impresa, Vittoria fu invitata da un funzionario, Taliarco, ad abbandonare il cristianesimo e venerare la dea Diana ed al suo rifiuto venne uccisa con un colpo di pugnale. Dopo sette giorni la santa fu seppellita nella grotta del drago e lì venerata. Si racconta inoltre che nell'esatta zona in cui avvenne il martirio l'erba non cresca più.

In località Pantano, sulla strada che da Monteleone conduce al Santuario di Santa Vittoria, si ergono le imponenti vestigia dell'anfiteatro recentemente messo in luce quasi integralmente.

L'edificio, a pianta subellittica di mt. 94 x 66, è realizzato in opera mista e blocchi di calcare; parzialmente appoggiato alla roccia collinare, presenta due ingressi principali sull'asse maggiore. Tutto intorno una pavimentazione in lastricato calcareo, mentre sotto la cavea, in gran parte sparita, sono stati evidenziati vari ambienti radiali, di cui alcuni pavimentati in semplice mosaico bianco e nero o a mattoncini (opus spicatum).

Nel corso degli scavi sono state rinvenute due iscrizioni traiane, databili al 115, che ricordano una ricostruzione effettuata a cura dell'imperatore. Molto interessante la galleria esplorata sotto l'arena, che era coperta da volta a botte, oggi crollata, raggiungibile dal foro attraverso un lungo corridoio ipogeo; all'estremità occidentale un ambiente semilunato con una grande nicchia rettangolare, sui lati una serie di mensole in calcare che forse sostenevano un impalcato ligneo.

Comune di Torricella in Sabina e Pro-loco
 > http://www.comune.torricellainsabina.ri.it/joomla/

Comune di Monteleone Sabino e Pro-Loco
 > http://www.comune.monteleonesabino.ri.it/pagina758_turismo.html

DOVE DORMIRE e MANGIARE
> http://www.tripadvisor.it

> http://www.booking.com
> https://www.airbnb.it

> http://www.tripadvisor.it/Restaurants



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