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La Verna – Eremo della Casella (Caprese Michelangelo)




La Verna > Eremo della Casella (Caprese Michelangelo >  = c.a. 13 Km - A piedi 3h 30min.

Premessa: Le distanze e i tempi di percorrenza sono del tutto indicativi.


Si esce dal Santuario della Verna e si percorre il sentiro che porta a Chiusi della Verna.
A Chiusi della Verna seguite le indicazioni per caprese Michelangelo Sulla strada provinciale.
Percorrete la strada per qualche kilometro prestando attenzione alle vie O sentieri che si diramano Sulla destra.
Appena trovate il segnale del sentiero per l’eremo di casella imboccatelo E seguitelo fino alla destinazione.
Il nostro suggerimento, dopo la visita all’eremo È quello di riprendere il percorso il sentiero per raggiungere caprese Michelangelo Dove troverete più facilmente ospitalità.

Qualche nota sulla destinazione
La leggenda narra che S. Francesco, dopo aver ricevuto le Stimmate, lasciò la Verna il 30 Settembre 1224.
L'itinerario che doveva seguire si snodava verso Monte Arcoppe (Montalcoppi), il Foresto e raggiungeva la località chiamata la Casella (Caprese Michelangelo), da dove, via Castello di Montauto, Sansepolcro, Città di Castello, sarebbe giunto ad Assisi.
Alla Casella volle fermarsi per compiere un rito. Da quell'altezza, dove l'occhio spazia nella vastità di superbi paesaggi, S. Francesco, cosciente che quel viaggio sarebbe stato senza ritorno (morirà ad Assisi il 3 Ottobre del 1226), guardò lungamente verso la Verna e con profonda commozione disse: "Addio, monte di Dio, monte santo, mons coagulatus, mons pinguis, mons in quo beneplacitum est Deo habitare! Addio monte Alvernia; Dio Padre, Dio Figliolo, Dio Spirito Santo ti benedica! Restati in pace, che più non ci vedremo."
Ma la prima traccia storica che si ha dell'Eremo della Casella si trova in un manoscritto che porta la data del 30 Settembre 1228, giorno-anniversario della partenza del Santo, da dove è stata appunto ripresa la precedente frase. Simili sono le parole che si trovano in un libro stampato a Firenze nel 1628 ed esistente nella biblioteca della Verna che, dopo la descrizione della sosta di S. Francesco, recita così: "E dette queste parole con abbondanza di lacrime grande fece, per mano dei suoi compagni, piantare una croce in quest'istesso luogo, dove disse il vale al monte e fece la partenza. In memoria di cui, dopo che fu canonizzato l'anno del Signore 1229 la comunità di Caprese, di Sovaggio ed altri popoli circonvicini fecero questa cappella."
Nello stesso testo si legge anche: "In questa Cappella opera il Signore, per i meriti del suo servo Francesco, molti miracoli: vanno i popoli circonvicini ogni anno a visitar quella il secondo giorno della Pentecoste, ed il Rev.do Piovano di Sovaggio, sotto la cui Parrocchia è detta Chiesa, vi dice in tal dì la Messa ed offeriscono li devoti le loro preghiere, doni e voti in quel Santo luogo. Quando alcuna volta la terra patisce di pioggia, costumano quei popoli andare in processione a pregare per tal bisogno, ed in segno della lor petizione levano dal tetto una lastra; (mirabil cosa) pochissime volte sono, anzi mi hanno detto nessuna, che non abbia piovuto l'istesso, ovvero il seguente giorno. Motivo per cui fu costruita la detta Cappella."
All'inizio fu costruita solo una piccola Cappella, che vide poi nascere anche un adiacente romitorio. Esso esisteva già nel 1522, perché in quell'anno, come risulta da un documento dell'archivio Comunale di Caprese Michelangelo: "22 Gennaio 1522. Venuto ed atteso che alla Cappella in sullalpe di dicto comune è venuto ad habitare uno romito, homo relligioso et devoto il quale desidererebbe stanziorno per dicto asino fiorini quattro larghi d'oro."
I romiti della Casella si susseguirono nel tempo, non sappiamo se ininterrottamente o saltuariamente, almeno nei primi secoli. Il 14 aprile 1733, Andrea Nofrini di fu Francesco della Parrocchia di S. Biagio in Fragaiolo, si presenta al Vescovo di Sansepolcro per ottenere la licenza "di poter mettersi l'habito del Padre S. Francesco, per farsi eremita per poter magiormente servir a Dio in questa sua bona vocazione."
Dalla fine del XVI secolo in poi si hanno molte notizie sull'Eremo, molti nomi di romiti che vi soggiornarono, dettagliate descrizioni dell'interno della chiesa e del romitorio, inventari degli arredi sacri e rendiconti molto precisi sulle entrate, le uscite e le oblazioni dei benefattori.
Grandissima è sempre stata la devozione con cui gli abitanti dei paesi vicini salivano all'Eremo per celebrare i riti religiosi, tanto che l'ultimo romito sembra sia stato Giuseppe Veri di S. Giorgio a Salutio che fu eremita su quel colle fino all'inizio del nostro secolo.
Da allora per moltissimi anni sia la chiesa che il romitorio sono rimasti abbandonati ed erano ormai gravemente rovinati quando, negli anni '80, il desiderio di ricostruire l'Eremo dei fedeli di Chitignano, Caprese, Subbiano e Chiusi della Verna si è unito alla competenza di amministratori ed enti pubblici illuminati, e in termine di pochi anni di duro lavoro, in gran parte volontario, l'Eremo della Casella è tornato all'antico splendore
Oggi siamo tornati a respirare quell'aria di Santità che si è sempre respirata da quel lontano 1228, e non è difficile, guardando verso il Santuario della Verna, immaginare il vecchio S. Francesco, piangente sul suo asino che si ferma, si inginocchia a terra e prega.

Casella (Caprese Michelangelo)
Alla Casella Francesco, cosciente che quel viaggio sarebbe stato senza ritorno (morirà ad Assisi il 3 Ottobre del 1226), guardò lungamente verso la Verna e con profonda commozione avrebbe detto: "Addio, monte di Dio, monte santo, mons coagulatus, mons pinguis, mons in quo beneplacitum est Deo habitare! Addio monte Alvernia; Dio Padre, Dio Figliolo, Dio Spirito Santo ti benedica! Restati in pace, che più non ci vedremo."
La prima traccia storica che si ha dell'Eremo della Casella si trova in un manoscritto che porta la data del 30 Settembre 1228, giorno-anniversario della partenza del Santo, da dove è stata appunto ripresa la precedente frase. Simili sono le parole che si trovano in un libro stampato a Firenze nel 1628 ed esistente nella biblioteca della Verna che, dopo la descrizione della sosta di S. Francesco, recita così: "E dette queste parole con abbondanza di lacrime grande fece, per mano dei suoi compagni, piantare una croce in quest'istesso luogo, dove disse il vale al monte e fece la partenza. In memoria di cui, dopo che fu canonizzato l'anno del Signore 1229 la comunità di Caprese, di Sovaggio ed altri popoli circonvicini fecero questa cappella."

Nello stesso testo si legge anche: "In questa Cappella opera il Signore, per i meriti del suo servo Francesco, molti miracoli: vanno i popoli circonvicini ogni anno a visitar quella il secondo giorno della Pentecoste, ed il Rev.do Piovano di Sovaggio, sotto la cui Parrocchia è detta Chiesa, vi dice in tal dì la Messa ed offeriscono li devoti le loro preghiere, doni e voti in quel Santo luogo. Quando alcuna volta la terra patisce di pioggia, costumano quei popoli andare in processione a pregare per tal bisogno, ed in segno della lor petizione levano dal tetto una lastra; (mirabil cosa) pochissime volte sono, anzi mi hanno detto nessuna, che non abbia piovuto l'istesso, ovvero il seguente giorno. Motivo per cui fu costruita la detta Cappella."

Caprese Michelangelo
l paese di Caprese Michelangelo sorge alle pendici dell'Alpe di Catenaia, in un magnifico scenario naturale in quel lembo di terra che separa il Tevere dall'Arno. Abitato fin dall'antichità da etruschi e romani, successivamente è stato per lungo tempo un dominio longobardo. Il suo nome è indissolubilmente legato a quello del celebre Michelangelo Buonarroti, sommo artista che qui nacque il 6 marzo del 1475. (nella foto: l'interno del Museo Michelangiolesco)

Dove nacque il sommo artista
L'abitato storico di Caprese si è sviluppato intorno alla Rocca, la cui presenze è attestata già nel VIII secolo. Intorno al 1100 dovrebbe risalire la torre quadrangolare tuttora visibile nel castello ed alcune strutture murarie. Tra il 1323 e il 1324 la Rocca di Caprese è assediata dai Tarlati di Arezzo. L'assedio e la conquista della rocca di Caprese sono raffigurati a bassorilievo in una delle formelle Cenotafio di Guido Tarlati presso la Cattedrale di Arezzo. Tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento venne ampliata la cinta muraria ed eretto il Palazzo del Podestà, dove nel 1475 nascerà Michelangelo. Nei secoli successivi la Rocca perde di importanza e subisce crolli e danneggiamenti. Solo nel 1875, con il rinvenimento dell'atto di nascita di Michelangelo a Caprese, la rocca viene restaurata.
All'interno della rocca si trova il Museo Michelagiolesco. Fondato nel 1875, il Museo conserva oggi numerosi calchi in gesso delle opere dello scultore, presentate anche con un interessante percorso per bambini. A partire dagli anni 70 del '900 il Museo ha ospitato una serie di eventi legati all'arte contemporanea che hanno generato un piccolo nucleo dedicato alla scultura del XX secolo, nel quale compaiono nomi di illustri artisti quali Greco, Fazzini, Vivarelli. Negli ultimi anni, grazie alla donazione di Enrico Guidoni, la sezione contemporanea del Museo si è ulteriormente allargata arrivando a comprendere più di 150 opere di medio e piccolo formato in diversi materiali (bronzo, marmo, gesso, cera) di artisti di spicco del panorama italiano.
San Francesco e boschi incontaminati
A Caprese storia, arte e natura si fondono perfettamente. Il territorio, percorribile anche a piedi grazie ad una vasta rete sentieristica, è ricco di splendide pievi tutte da scoprire, come la paleocristiana Pieve di San Cassiano, la chiesa di San Cristoforo o l'Abbazia di Tifi, dove un tempo era esposto il polittico di Giuliano Amidei, oggi conservato presso il Museo Michelangiolesco. Suscitano ammirazione e rispetto i luoghi che testimoniano il passaggio di San Francesco durante i suoi viaggi da Assisi verso La Verna, come la Chiesa di San Polo, la Cappella di Zenzano e l’Eremo della Casella, luogo da dove secondo la leggenda San Francesco vide per l'ultima volta il monte della Verna. La natura ci regala estesi boschi di faggi, castagni e querce, che compongono ancora oggi uno scenario incontaminato da visitare e rendono l’aria particolarmente salutare.
Il marrone di Caprese Michelangelo DOP
Il marrone è sicuramente un'eccellenza di Caprese Michelangelo. Secondo le fonti storiche la coltivazione di marroni nel territorio di Caprese Michelangelo era già un’importante risorsa in epoca etrusca e romana. La pratica della coltura e della produzione locale del marrone è stata però consolidata e incoraggiata dai monaci benedettini nel tardo Medioevo. Per secoli i marroni, grazie al loro valore nutritivo ed energetico e alla loro elevata duttilità in cucina, hanno nutrito gli abitanti del luogo al posto di grano e pane, insieme alla farina di castagne e la polenta, nonché ai suini che pascolavano nei castagneti a fine raccolta. Il castagno non era importante solo dal punto di vista alimentare, ma il suo legno veniva abitualmente impiegato per la costruzione di mobili, botti, travi. Nel 2009 il "marrone di Caprese Michelangelo" ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta (DOP) e la sua produzione è oggi regolata da un rigido disciplinare.

Per saperne di più:

Caprese Michelangelo
www.capresemichelangelo.net
 
Informazioni Turistiche
http://www.valtiberinaintoscana.it/it/servizi/dovemangiare
http://www.valtiberinaintoscana.it/servizi/dove-dormire
> http://www.capresemichelangelo.net/turismo/
> http://www.tripadvisor.it

> http://www.booking.com
> https://www.airbnb.it
> http://www.tripadvisor.it/Restaurants




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