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Anghiari - Citerna – Città di Castello

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Anghiari > Città di Castello >  = c.a. 21 Km - A piedi 4h 15 min.

Premessa: Le distanze e i tempi di percorrenza sono del tutto indicativi.


Da Anghiari a Città di Castello la strada è piuttosto facile e, probabilmente, anche un po' “anonima” nel senso che non ci sono particolari, degni di note.

Nella mappa abbiamo cercato di dare le indicazioni migliori cercando di escludere il più possibile al di fuori da strade trafficatissime.

Non è una passeggiata in termini di tempo e di spazio percorso.

Buon cammino.

NOTE SU CITTA’ DI CASTELLO
Un percorso a ritroso nel tempo – La porta dell’umbria
Antico centro umbro non sottomesso dagli Etruschi, fu fiorente Municipio romano, con il nome di Tifernum Tiberinum, ricordato nelle sue epistole da Plinio il Giovane che sui primi del II secolo vi eresse un tempio.
Verso il principio del IV sec. vi predicò il Vangelo S. Crescenziano, legionario romano. È tradizione che Tiferno fosse distrutta da Totila e risorgesse per opera del Vescovo Florido.
Durante il periodo longobardo la città assunse il nome di Castrum Felicitatis, mentre nel medioevo fu libero comune di parte guelfa che, con il nome di “Civitas Castelli”, estese il suo dominio sui territori confinanti fino al di la dell’Appennino. I due splendidi palazzi dei Priori e del Podestà sono la testimonianza di questo florido periodo.
Costituitasi in comune fu alternativamente libera o soggetta alla Chiesa, a Perugia, a Firenze. Ebbe anche il predominio dei Pietramala e nel ‘300 quello di Branca Guelfucci; nel 1422 fu presa da Braccio Fortebraccio; finalmente dopo contese delle famiglie rivali Tarlati, Giustini e Fucci, vi si stabilì nella seconda metà del ‘400, la Signoria dei Vitelli che abbellì la città con splendidi palazzi ed opere d’arte. La città passò con Cesare Borgia definitivamente alla Chiesa, ma, di fatto, continuò ad essere governata per tutto il 1550 dai Vitelli. Nei secoli successivi la città, penalizzata dal dominio pontificio e dalla carenza di vie di comunicazione, subisce un lento ma costante declino che si protrae fino alla conquista della libertà ottenuta l’11 settembre 1860 con l’arrivo in città delle truppe piemontesi.
La seconda guerra mondiale ha effetti devastanti sulla città, fino alla guerra di liberazione in cui molti personaggi di spicco della città avranno un ruolo determinante, a partire dal tenente colonnello Venanzio Gabriotti che cadrà vittima dei nazisti e fascisti in un agguato, sul greto del torrente Scatorbia, il 9 maggio 1944.

Convento dei Frati Minori degli Zoccolanti
Uscendo dal centro storico della città, presso porta Santa Maria Maggiore e seguendo le indicazioni per Pietralunga, troviamo su una leggera altura, il Convento di San Giovanni Battista dei padri Minori Osservanti, detti gli Zoccolanti.
La chiesa fu costruita a cavallo fra il 1473 ed il 1529, ma poi venne trasformata nei secoli successivi.
Della primitiva costruzione, rimane il portale ed il chiostro al centro del quale vi è una cisterna ben conservata che reca un’antica iscrizione e una data: DOMINUS JULIUS DE VITELLIS MDXXVI che ricorda il prezioso e determinante contributo dato dal vescovo Giulio Vitelli,
Dal convento e dalla chiesa degli Zoccolanti provengono diverse terrecotte invetriate della bottega di Andrea della Robbia, attualmente conservate nella Pinacoteca Comunale. Sotto il portico della facciata della chiesa è collocata una copia del San Giovanni Battista eseguito da Donatello nel 1457 per il Duomo di Siena. Anche questo complesso religioso, a riprova del profondo attaccamento dei tifernati verso i francescani, venne costruito con il concorso della popolazione locale ed ebbe anche la protezione di nobili famiglie.
Si narra che Angela Rossi dei Conti di San Secondo Parmense, madre del cardinale Vitellozzo Vitelli, fece costruire in una sola notte la strada che dalla città portava al convento.

Cenni di Storia
Antico centro umbro non sottomesso dagli Etruschi, fu fiorente Municipio romano, con il nome di Tifernum Tiberinum, ricordato nelle sue epistole da Plinio il Giovane che sui primi del II secolo vi eresse un tempio.
Verso il principio del IV sec. vi predicò il Vangelo S. Crescenziano, legionario romano. È tradizione che Tiferno fosse distrutta da Totila e risorgesse per opera del Vescovo Florido.
Durante il periodo longobardo la città assunse il nome di Castrum Felicitatis, mentre nel medioevo fu libero comune di parte guelfa che, con il nome di “Civitas Castelli”, estese il suo dominio sui territori confinanti fino al di la dell’Appennino. I due splendidi palazzi dei Priori e del Podestà sono la testimonianza di questo florido periodo.
Costituitasi in comune fu alternativamente libera o soggetta alla Chiesa, a Perugia, a Firenze. Ebbe anche il predominio dei Pietramala e nel ‘300 quello di Branca Guelfucci; nel 1422 fu presa da Braccio Fortebraccio; finalmente dopo contese delle famiglie rivali Tarlati, Giustini e Fucci, vi si stabilì nella seconda metà del ‘400, la Signoria dei Vitelli che abbellì la città con splendidi palazzi ed opere d’arte. La città passò con Cesare Borgia definitivamente alla Chiesa, ma, di fatto, continuò ad essere governata per tutto il 1550 dai Vitelli. Nei secoli successivi la città, penalizzata dal dominio pontificio e dalla carenza di vie di comunicazione, subisce un lento ma costante declino che si protrae fino alla conquista della libertà ottenuta l’11 settembre 1860 con l’arrivo in città delle truppe piemontesi.
La seconda guerra mondiale ha effetti devastanti sulla città, fino alla guerra di liberazione in cui molti personaggi di spicco della città avranno un ruolo determinante, a partire dal tenente colonnello Venanzio Gabriotti che cadrà vittima dei nazisti e fascisti in un agguato, sul greto del torrente Scatorbia, il 9 maggio 1944.

Un percorso di cultura: Il Convento dei Frati Minori degli Zoccolanti
Uscendo dal centro storico della città, presso porta Santa Maria Maggiore, e percorrendo Viale V. Emanuele Orlando, dopo aver preso il bivio che porta a Pietralunga, troviamo su una leggera altura il Convento di San Giovanni Battista dei padri Minori Osservanti, detti gli Zoccolanti. La chiesa fu costruita tra il 1473 ed il 1529 e venne in seguito trasformata nei secoli XVII e XVIII. La facciata ed il portico, risalenti al 1687, sono opera dell’architetto tifernate Nicola Barbioni. Della primitiva costruzione, portata a termine grazie al prezioso apporto del vescovo Giulio Vitelli, rimane il portale ed il chiostro al centro del quale vi è una cisterna ben conservata che reca un’antica iscrizione e una data: DOMINUS JULIUS DE VITELLIS MDXXVI. Dal convento e dalla chiesa degli Zoccolanti provengono diverse terrecotte invetriate della bottega di Andrea della Robbia, attualmente conservate nella Pinacoteca Comunale. Sotto il portico della facciata della chiesa è collocata una copia del San Giovanni Battista eseguito da Donatello nel 1457 per il Duomo di Siena. Anche questo complesso religioso, a riprova del profondo attaccamento dei tifernati verso i francescani, venne costruito con il concorso della popolazione locale ed ebbe anche la protezione di nobili famiglie. Si narra che Angela Rossi dei Conti di San Secondo Parmense, madre del cardinale Vitellozzo Vitelli, fece costruire in una sola notte la strada che dalla città portava al convento.

Dal sito di Città di Castello dedicato al turismo: http://www.cittadicastelloturismo.it/it/

Comune di Città di Castello


DOVE DORMIRE
> http://www.tripadvisor.it

> http://www.booking.com
> https://www.airbnb.it


DOVE MANGIARE
> http://www.tripadvisor.it/Restaurants



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